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Google rilascia un update per combattere i link spam

Google Link Spam Update

Google ha recentemente pubblicato un articolo su Google Search Central che annuncia il rilascio di un aggiornamento dell’algoritmo per smorzare gli effetti dei link spam, ovvero quei link innaturali o acquisiti a seguito di un pagamento al solo fine di manipolare il posizionamento.

Ricorda inoltre che quel tipo di link rappresenta una aperta violazione delle linee guida Google e torna su un tema già affrontato in precedenza nel mio post sui link nofollow (mi riferisco in particolare all’introduzione di attributi specifici per i link.

In sintesi, Google vorrebbe che i proprietari di un sito esplicitassero, attraverso specifici attributi, la natura dei link che stanno creando. Se, per esempio, pubblico su questo sito un contenuto scritto da un collega consulente SEO dovrei dare un attributo “nofollow” al link che cita il sito dell’autore. Così facendo non andrei a “raccomandare” agli occhi di Google quel link appena creato.

Se invece il collega mi offrisse dei soldi per pubblicare un post sul mio sito web dovrei, ancora una volta, renderlo esplicito usando l’attributo “sponsored” in corrispondenza del link.

Se invece creo un link per fare marketing di affiliazione, come spesso accede per quei siti che si occupano di comparare prodotti e rimandare ad Amazon per l’acquisto, dovrei usare l’attributo “sponsored”, come nel caso precedente.

 

Considerazioni

Negli anni Google ha più volte intrapreso azioni per limitare l’uso di link spam. Non si tratta di una novità. I Consulenti SEO, di riflesso, hanno trovato nuovi modi per aggirare gli ostacoli e continuare con questa pratica che, in molti, casi, si è rivelata decisiva per migliorare il posizionamento. Lo scopo dovrebbe essere quello di migliorare la qualità dei risultati di ricerca e porre fine ad una sorta di “far west” per quanto riguarda il mercato nero dei link.

Si preannunciano quindi degli effetti rilevanti per chi ha abusato di queste pratiche per favorire il ranking o per chi ha creato dei portali “fittizi” al solo scopi di vendere i suddetti link. Google vorrebbe che molti proprietari di siti cercassero di giocare la partita sulla base dei contenuti offerti e sull’esperienza utente complessiva (un vero e proprio mantra degli ultimi anni).

 

Personalmente credo che Google stia perdendo questa battaglia. Trovo improbabile che i proprietari di siti web scelgano di autodenunciarsi così, tutto ad un tratto, dichiarando che il loro sito contiene decine di contenuti “sponsored”. Trovo ancora più inverosimile che stronchino da un giorno all’altro portali come Pagine Gialle, Virgilio, o altri siti o blog che campano vendendo link in maniera aperta. Se davvero annullassero l’effetto di questi link potremmo notare consistenti cambiamenti nelle SERP e alcuni siti non avrebbero più ragione di esistere.

È utile capire però che continuare a porre limiti pressoché impossibili a chi si occupa di SEO non fa altro che abbassare il livello della consulenza, perennemente in balia degli update di Google che assomigliano sempre di più a benedizioni o maledizioni divine. Al crescere dell’ambiguità crescono anche le probabilità di clienti truffati e portati a pensare che il posizionamento è solo un insieme di trucchetti per aggirare ogni regola di Big G.

Chi svolge la consulenza SEO seriamente dovrebbe ricevere anche una contropartita, come avveniva anni fa, quando Google offriva chiari benefici a chi sceglieva di puntare su velocità, navigazione mobile, protocollo https, contenuti di qualità, cercando di costruire un web migliore e più sicuro.

Penso che la “soluzione reale” possa essere quella di creare buoni contenuti anche per i guest post, evitando di farcirli di link artificiali e forzati, e cercando un uso di anchor text più moderato e meno ottimizzato per manipolare.

Giovanni Villani

Classe 1977, nato a Pavia, sono titolare dell'agenzia Semantik. Da sempre appassionato di nuove tecnologie, aiuto le piccole medie imprese a scoprire la comunicazione digitale e le sue opportunità.

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