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10 Dicembre 2020
Giovanni Villani
Discrepanza dati Google Analytics

Google Analytics: quando i dati non combaciano

Google Analytics è uno strumento straordinario per comprendere come si comportano gli utenti sul tuo sito web. Nonostante offra funzionalità davvero avanzate, è piuttosto lontano dall’essere perfetto. Nel post mettiamo in evidenza le ragioni per cui i dati di Analytics non si allineano con quelli di altre piattaforme come Google Ads o Facebook Ads.

Chiunque si occupi di web marketing prima o poi si accorge che i dati di una campagna Pay Per Click possono risultare diversi da quelli mostrati da Google Analytics. Quando ci siamo trovati in questa situazione per la prima volta abbiamo provato una sensazione di confusione. Ci siamo chiesti quale delle due fonti di dati fosse quella “giusta” e come risolvere l’errore.

Agli occhi di un cliente potrebbe apparire una situazione straordinaria e sorprendente, ma è molto più frequente di quanto si immagini. I motivi sono diversi. Cerchiamo di elencarli e offrire una spiegazione di questo fenomeno.

 

Divergenza dei dati: alcune ragioni da considerare

Ad Blockers – Forse non tutti sanno che esistono dei software che, una volta installati, permettono di filtrare la pubblicità, facendo in modo che non appaia nemmeno sullo schermo. Esistono infatti molte persone che, per tutelare la propria privacy, decidono di servirsi di strumenti simili. Ovviamente la configurazione (più o meno stringente) di questi software può generare discrepanze di dati, anche rilevanti.

Errori Javascript – A volte invece sono gli stessi siti web a generare i problemi di monitoraggio. Può accadere che Google Analytics non si attivi come richiesto e non tracci la presenza di un certo utente sul sito a causa di errori di caricamento o configurazione.

Rallentamenti / Timeouts – Di tanto in tanto sarà capitato anche a voi: un sito che visitate molto spesso appare improvvisamente lentissimo. A volte accade perché il server che lo ospita è in manutenzione o in aggiornamento, altre volte accade per via di un traffico eccessivo che peggiora le prestazioni del sito.

In ogni caso la pagina che contiene il codice di monitoraggio può non caricarsi affatto o caricarsi in modo parziale, con risultati imprevedibili sui dati.

Preferenze Cookies – A seguito dell’introduzione del GDPR, il Regolamento Europeo inerente alla Privacy, gli utenti di un sito web hanno facoltà di farsi tracciare o meno da un dato strumento di monitoraggio al fine di salvaguardare la loro riservatezza, soprattutto verso strumenti di terzi.

Ciò porta gli utenti a non visualizzare le parti di un sito che prevedono utilizzo dei cookies (ad esempio Google Maps, che raccoglie dati sulla vostra posizione) o Facebook Pixel (che traccia i vostri comportamenti come utenti Facebook, memorizzando cosa visualizzate o cliccate).

La scelta sistematica di bloccare i cookies si riflette sui dati raccolti e favorisce forti discrepanze tra chi permette e chi non permette alcun tracciamento.

Bots e Spam – Tra le visite registrate da Google Analytics ci sono anche quelle degli spider di Google o Bing che vengono a scansionare i contenuti del vostro sito web. A cui si deve necessariamente aggiungere il fenomeno dello spam, che talvolta può volumi elevati di dati falsi nei referral, alterando i dati disponibili.

 

E quindi come possiamo risolvere?

Il risultato di tutte queste interazioni tra fattori può generare il non allineamento dei dati. Potremmo, per esempio, guardare il report di una campagna Facebook diretta sul nostro sito web che annuncia di aver condotto 100 utenti in un giorno, mentre Google Analytics, lo stesso giorno, mostra poco meno di 70 accessi. Sembra bizzarro, ma alla luce di quanto abbiamo detto è piuttosto ragionevole.

Chiunque abbia gestito differenti campagne Pay Per Click parallele lo avrà notato. Una pioggia di click dal cruscotto di Google Ads, mentre su Google Analytics ne appaiono molti meno. La campagna ha qualche problema? Non sta funzionando?

No, va tutto bene.

Google Analytics è utile, ma NON è perfetto. Dobbiamo accettare che una certa discrepanza tra i dati sia normale. Non ci sono soluzioni perché le cause sono molteplici e, per lo più, fuori dal nostro controllo diretto. Dobbiamo semplicemente lavorare con i dati che abbiamo, cercando di comprendere l’intento dei nostri utenti, offrendo la migliore esperienza di navigazione possibile.

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Giovanni Villani
Giovanni Villani
Giovanni Villani

Classe 1977, nato a Pavia, sono titolare dell'agenzia Semantik. Da sempre appassionato di nuove tecnologie, aiuto le piccole medie imprese a scoprire la comunicazione digitale e le sue opportunità.
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